mercoledì 4 novembre 2009

Fuori e dentro: qual è la nostra verità?


Ha soltanto 16 anni. Non è di quelle che studia, anzi! Fa la tosta per allontanare il bisogno d'amore. Chi la conosce soltanto da fuori non può sapere com'è dentro. Dentro non è quella cosa lì. Cerca amore, quello che non sente di ricevere a casa... e scrive. Scrive le cose che le vengono da dentro per poter reggere il fuori.


Non so cosa aspettarmi dal domani.Qualche volta quando la mia unica amica fedele cioè la solitudine mi viene a trovare, trovo ispirazione in qualsiasi cosa, a volte anche guardare la copertina di un libro per cercare qualcosa di nuovo che non avevo notato prima mi fa venire una gran voglia di scrivere dando sfogo all’immaginazione.


Per me scrivere è liberarmi di ogni peso da ogni dolore.


È sfruttare le mie esperienze e le mie idee per inventare qualcosa, questo mi fa sentire una persona interessante e soprattutto padrona di qualcosa.


Penso che almeno una volta nella vita ho provato odio, amore, gelosia, rimorsi e tanti altri sentimenti, malgrado sia ancora “piccola! Forse alla mia età dovrei pensare soltanto a divertirmi perché questi sono gli anni più belli ed ogni piccola pazzia è accettata.


Quei sentimenti mi confondono: distinguere la paura dall’ansia e dall’angoscia oppure, più semplice da dire ma più difficile da distinguere, è l’amore.


Esistono diverse tipologie di amore: quello per i propri genitori, amare un libro o una canzone o, ancora, amare una persona speciale, amare a tal punto che solo sentendo il suo respiro il cuore sta quasi per scoppiarti.


Quest’ultima è una sensazione bellissima ma anche molto dolorosa, a volte, è uno di quei sentimenti che non si dimentica facilmente e quando una cosa del genere non ti capita più provi un po’ di nostalgia perché hai perso l’adrenalina che in quei momenti ti fa sentire esausto ma anche in grado di fare qualsiasi cosa.


Io da grande non mi vedo ricca e neanche famosa, riesco solo ad immaginare una persona forte e rispettata da tutti. Una donna che lavora, che nella vita non le manca niente ma nemmeno ha troppo.


Io voglio essere semplicemente me stessa, sono stanca di fingere.

venerdì 3 luglio 2009

La dimostrazione che Marx scemo non era


Ciò che mediante il denaro è a mia disposizione, ciò che io posso pagare, ciò che il denaro può comprare, quello sono io stesso, il possessore del denaro medesimo. Quanto grande è il potere del denaro, tanto grande è il mio potere. Le caratteristiche del denaro sono le mie stesse caratteristiche e le mie forze essenziali, cioè sono le caratteristiche e le forze essenziali del suo possessore.
Ciò che io sono e posso non è quindi affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne. E quindi io non sono brutto, perché l’effetto della bruttezza, la sua repulsività, è annullato dal denaro. Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura ventiquattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore. Il denaro è il bene supremo, e quindi il suo possessore è buono. Il denaro, inoltre, mi toglie la pena di essere disonesto, e quindi si presume che io sia onesto. Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede? Inoltre costui potrà sempre comprarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti non è più intelligente delle persone intelligenti? Io, che col denaro ho la facoltà di procurarmi tutto quello a cui il cuore umano aspira, non possiedo forse tutte le umane facoltà? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le mie deficienze nel loro contrario?E se il denaro è il vincolo che mi unisce alla vita umana, che mi unisce alla società, che mi collega con la natura e gli uomini, non è il denaro forse il vincolo di tutti i vincoli, il vero cemento, la forza galvano-chimica della società?
da: K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, in Marx Engels Opere complete, Editori Riuniti, Roma 1976, vol III, pp. 351-352

“Esso può mangiare, bere, andare a teatro e al ballo, se la intende con l’arte, con la cultura, con le curiosità storiche,col potere politico, può viaggiare; può insomma impadronirsi per te di tutto questo; può tutto comprare: esso è il vero e proprio potere.”
K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, in Marx Engels Opere complete, Editori Riuniti, Roma 1976, vol III, pp. 336-337

giovedì 28 maggio 2009

Chi siamo?


Avete mai visto in tv un concorso di miss Italia degli anni '50? Erano in bianco e nero ma la cellulite e un po' di grasso di quelle bellissime donne era, allora, evidente. Facevano tenerezza queste donne per niente palestrate ed assolutamente ingenue nell'ammiccare alla telecamera. Il loro corpo, sì in mostra, era così come madre natura le aveva fatte.
Durò poco quel limbo. Già negli anni '70 i primi siliconi al seno facevano capolino dalle camicette aderentissime di quegli anni e, gradualmente, quasi impercettibilmente si arriva alle pubblicità di oggi che ci intimano: "VIETATO INVECCHIARE". Che paura! Ma vietato anche non essere presentabili. Da bambina vivevo a Bari e per strada era naturale vedere persone con la gobba, gente con la gamba di legno in bella vista o signori con i volti deturpati dalla guerra. Vedete gente così per strada adesso?
Scompare anche il ruolo dei vecchi quali saggi, quali depositari della memoria storica di tempi passati che potrebbero continuare ad essere vivi e presenti. Ora i vecchi, quelli veri, quelli con le rughe e il grasso nella pancia, vengono chiamati "anziani" e nessuno se li fila, non interessano, eppure avrebbero tanto da raccontarci.
Le rughe, il grasso, il capello bianco e tutto ciò che non è riconducibile a "giovane" e "bello" e "alla moda" ecc. è considerato impresentabile... (avete mai visto presentatrici racchie in tv?).

Ma il "vietato invecchiare", l'essere SEMPRE GIOVANI-alla moda-in linea con i tempi, riguarda anche gli uomini.


Siamo ormai PRODOTTI, MERCE ESPOSTA SULLO SCAFFALE DELLA VITA, tutti noi, che viviamo, spesso, incosapevolmente... come inconsapevolmente ci ritroviamo a fare cose inutili soltanto per il desiderio che il mondo si accorga di noi.
Guardate questo video... la dice lunga. Sarà perchè essendo tutti impegnati a rincorrere un'improbabile perfezione giovanile, siamo indotti a dimenticare le nefandezze accadute nel passato che ci stanno propinando oggi? Mah... Riflettiamoci, va! Nel frattempo, guardate questo video illuminante sul corpo delle donne.

giovedì 8 gennaio 2009

La fata della neve


Stavo andando a lavorare in pullman ed ero abbastanza assonnata. La neve era alta 30 cm rendendo irreale lo scenario intorno. Lentamente arriva la mia fermata. Scendo, preceduta da una signora anziana, e mi accorgo che la poverina non riesce camminare per via del ghiaccio in strada. La gente non si accorgeva di lei, nessuno le dava retta ed allora le sono stata un po’ dietro e l’ho aiutata ad attraversare.
Arrivati dall’altra parte della strada le ho chiesto se voleva una mano ad arrivare a destinazione e lei mi ha risposto che non era necessario. Non si fidava. Ma io ho la faccia da scippatrice? Si rimette in cammino con difficoltà così le sono stata dietro. E qui viene il bello, perché mi sono messa davanti a lei per controllare che, attraversando nuovamente, non fosse investita da qualche auto distratta dal ghiaccio sulla strada. Le ho detto: “Signora, mi dia la mano che l’aiuto ad attraversare” e lei mi porge una mano, timorosa. “Non mi metto mica a scippare nessuno!”, le dico e finalmente la vedo sorridere.
L’ostacolo della diffidenza è superato: mi ringrazia. Le ribadisco che non deve preoccuparsi e che l’accompagnerò a destinazione, tanto cosa vuoi che siano cinque minuti in più, prima di arrivare a casa? Poi mi dice teneramente: “Ti sono riconoscente” e mi bacia. E poi…
E poi, mentre tornavo a casa con passo malinconico, mi sono commossa. Sarà una cazzata ma da quando ho perso papà cerco di ritrovarlo in ogni volto della gente. Ogni tanto percepisco dei segnali da piccoli gesti… mi è difficile spiegare… è qualcosa che va al di là… Ma perché? Perché succede questo? Era il mio papy!

Lei è Nicla, ha 18 anni, lavora perché non può permettersi di studiare da quando il padre, lo scorso anno, è volato in cielo. Il suo nome significa “donna vittoriosa”. La signora anziana non la conosciamo, sappiamo soltanto che ha donato a Nicla quel bacio, quell’emozione inaspettata ed impagabile come soltanto una “fata della neve” sa fare.

giovedì 1 gennaio 2009

Ragione e follia in una società civile


Abbiamo passato un buon capodanno all’insegna di grasse mangiate e notevoli bevute? Ci siamo ubriacati ed ora vaghiamo per casa con la testa pesante e lo stomaco in subbuglio? Follia. É la parte più creativa di noi esseri umani, quella che ha suggerito agli architetti romani di costruire i loro sempiterni acquedotti e quella che ci fa fare cose apparentemente senza senso, come stordirci a capodanno con vinello e chissà che altro (purtroppo!).

Follia, quella che un tempo veniva reclusa nei manicomi, che veniva contestata quando un essere umano diventava scomodo, quando una donna costituiva il fastidioso fardello di un marito fedifrago.

«La follia è una condizione umana – diceva Basaglia - In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d' essere»

Con Basaglia, psichiatra illuminato, i manicomi spariscono e la follia cerca di riposizionarsi nell’altra faccia della stessa medaglia dove già soggiorna la ragione.

E per dirla con lui, con Basaglia: "Il problema, oggi, è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica TV, giornali, politici e governanti, di tradurre la follia in appiattimento mentale allo scopo di eliminarla. I disagi sociali (precariato, privatizzazioni, abbattimento del welfare state…) han qui la loro ragion d’essere".

Buon anno a tutti.

lunedì 15 dicembre 2008

Ebbene, ce l'hanno fatta... per ora.


In un paese dove la classe dirigente è tale più che per merito, per convenienza politica, è naturale che le cose non vadano esattamente nel verso giusto. Ognuno di noi ha la sensazione che questo mondo giri all'incontrario: la bravura conta meno del rampantismo, i vecchi faticano a lasciare in eredità i loro saggi insegnamenti ai più giovani, l'intelligenza tipica dell'essere umano con i suoi ragionamenti logici si esprime, per lo più, attraverso l'esposizione delle emozioni non sempre in sintonia con gli avvenimenti che dovrebbero innescarle, mostrate da trasmissioni tv in onda, opportunamente, in orario pomeridiano. Si vive in un mondo dicotomico in cui ogni concetto, ogni circostanza è definibile soltanto nei due colori opposti: il bianco ed il nero. Nessuna sfumatura di colore è ammessa ed i punti di vista vengono quindi ridotti a due tra i quali “scegliere”. Così, abituandoci a pensare in questo modo, la naturale conseguenza è, quando le circostanze della vita ci portano a dover prendere una posizione, pensare che se ne scegli una, di conseguenza, sei contro l'altra. E questa logica deve aver attecchito davvero se quando un lavoratore in cassa integrazione viene ritenuto fortunato perché “Almeno lui lo prende uno straccio di stipendio” rispetto ad un precario al quale non viene rinnovato il contratto.

Uso volentieri i mezzi pubblici, che qui a Collegno funzionano abbastanza bene, così mi capita di parlare con gente sempre diversa, giovane e meno giovane. Stamattina davanti alla fermata del 33, in Corso Francia, un signore anziano mi dice stizzito mentre il 36 ci passa davanti senza fermarsi: “Ecco, lo vede il 36? E' il quarto che passa a pochi secondi dal precedente e prima lo abbiamo aspettato ben 25 minuti!”. Gli rispondo che ci sarà una buona ragione senz'altro se, per decine di minuti, un pullman non passa e successivamente ne passano quattro insieme: un incidente per strada che li ha bloccati, un allagamento... qualcosa che giustifichi il ritardo, insomma. No, secondo lui gli autisti non hanno voglia di lavorare e se ne stanno al calduccio, in questa giornata così piovosa, a bersi un caffè alla faccia del cittadino che aspetta.

Mi sentivo come di fronte ad una bilancia squilibrata da un pensiero nero, grave, pesante. Quanti pensieri neri, tra noi tutti, sono da riequilibrare? Ecco perché dico che, per ora, ce l'hanno fatta!

giovedì 11 dicembre 2008

Le nostre radici maltrattate


Torno dall'ufficio questa sera in pullman. Le gocce di pioggia striscianti sugli ombrelli chiusi bagnano quei pochi lembi di pelle scoperta della gente infreddolita, pigiata, in attesa della propria fermata. Non appena si svuota, mi siedo. Di fronte a me, una signora dagli occhi incredibilmente buoni. Osservo quello sguardo incuriosita, chiedendomi quale fosse la sua attività giornaliera ed il perché di quegli abiti dimessi in netto contrasto con quanto decido in merito alla personalità della signora: una donna di cultura, dagli occhi buoni ed intelligenti.
Ho ormai desistito: è una signora come tante altre, un passaggio sul pullman come lo sono io per gli altri. Finché la donna mi rivolge la parola. Si dice rattristata perché questo mondo non si occupa di chi ha lavorato con impegno, dopo la guerra, quando il nulla era il bene più posseduto. E' volontaria in un'associazione d'aiuto per gli anziani ed in questo periodo sta cercando di contattare l'azienda elettrica che stacca loro la luce quando non pagano. Non pagano perché non ce la fanno. E quando pagano, lo fanno in ritardo. Gli avvocati contattati sostengono che l'elettricità è un bene primario. E lei combatte con l'arma dei Fax con tanto di fotocopia delle bollette pagate in ritardo, ma non ottiene ascolto. E mi chiede: "Come posso fare?". Ed io le parlo delle associazioni dei consumatori e delle persone che si battono lì proprio per quelli che non valgono l'ascolto se non in periodo elettorale. La signora non ci aveva pensato e mi ringrazia aprendomi un sorriso delizioso. La mia fermata è arrivata, saluto, rispondo a quel bel sorriso e scendo.

Ed ora credo che quando un paese bistratta oltre ai suoi lavoratori anche i suoi anziani, le sue radici, non garantendo loro nemmeno i beni primari, è un paese che a sua volta è stato maltrattato da chi, con il compito di guidarlo, invece lo ha depredato.